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L’ECCIDIO DI S. AGATA DI GESSOPALENA * PDF Stampa E-mail

 

Affranti nei loro lettini di dolore, portanti sui visi sfatti dall’ambascia e sui poveri corpi martoriati i segni delle schegge e le lividure delle pietre, una giovinetta e un ragazzo così mi parlavano stamane nell’Ospedale Civile di Casoli, dell’orrenda tragedia avvenuta avanti l’alba del 21 gennaio 1944, in contrada S. Agata di Gessopalena nella casa colonica di Antonio Lannutti:


«Stavamo dormendo. Improvvisamente la porta si aprì ed entrarono urlando, non so quali cose, una diecina di soldati tedeschi.

 

 

Col calcio del fucile ci fecero alzare dai nostri giacigli, presero come stracci dalle culle i bambini lattanti e ci strinsero tutti in un angolo della cucina, dove, poco dopo, ci raggiunsero altre donne, altri bambini, altri vecchi cadenti, strappati anche loro dalle case, con brutale violenza.
Chiusero la porta, assicurandola all’esterno con una fune, ed attraverso una piccola finestra gettarono sul folto gruppo d queste creature di Dio, una dopo l’altra, parecchie bombe a mano.
Alla terza e alla quarta bomba a mano, il pavimento si sfondò e le persone e le cose precipitarono giù, nel vano sottostante.
Noi due venimmo ricoperti dai morti e dalle macerie, ma non ci muovemmo. Poco dopo tornarono i tedeschi per assicurarsi che tutti erano periti, passando sui volti di tutti, piccoli e grandi, un tizzone ardente.
Passò il tizzone anche sui nostri volti scovati sotto i morti, ma alla nuova, atrocissima prova, stringemmo i denti e non articolammo parola o lamenti.
E questa forza da noi dimostrata al dolore ed all’orrore ci salvò, perché appena i nostri carnefici si allontanarono, uscimmo all’aperto e prendemmo, correndo, la campagna.
Poco dopo, sulla collina opposta a quella da dove eravamo fuggiti, vedemmo ardere la casa della strage, e, più tardi, tutto il gruppo delle case vicine, date nella notte alle fiamme, perché nessuno sapesse, perché nessuno appurasse nulla dell’orrendo misfatto compiuto».

La bravura, così bestialmente e così ferocemente portata a termine in ogni particolare, è costata la vita di quarantuno inermi contadini.

Casoli, 25 Gennaio 1944.
Dott. Vittorio Travaglini

 


* Da “LA GUERRA CONTRO IL NAZI-FASCISMO” – Casoli, Arti Grafiche G. SPOLTORE - 1944


 

 


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